Studio Biblico SAE a cura del past. Paolo Ricca e del rav. Piperno lunedì 11 gennaio 2016 presso la chiesa Valdese di Napoli Via Duomo.

Fuga dalla responsabilità. Una lettura del libro di Giona.

Studio Biblico SAE

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Studio Biblico SAE a cura del past. Paolo Ricca e del rav. Piperno lunedì 11 gennaio 2016 presso la chiesa Valdese di Napoli Via Duomo.

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Speranza. Quarto incontro d’Avvento.

Chiesa di San Gennaro all’Olmo. Riflessione del past. Leonardo Magrì

La nostra vita può essere ricca di gioie come di sofferenza. Può essere monotona o frenetica. Può essere un misto di questi diversi elementi, o può anche essere completamente diversa. La mia vita, poi, può anche essere diversa rispetto alla vostra, anzi, senza dubbio lo è. Ciò che posso provare e sperimentare è unico e diverso anche rispetto a ciò che può provare o sperimentare chi vive accanto a me. Le nostre mogli o mariti, compagni o compagne, i nostri figli e figlie, pur condividendo lo stesso tetto, gli stessi spazi, gli stessi rituali quotidiani, possono e devono sperimentare qualcosa di diverso rispetto a me, rispetto a noi. I sentimenti che io provo possono essere diversi, io posso provare rancore nei confronti di una persona e mia moglie invece può provare affetto. Ma su una cosa di solito siamo tutti concordi: tutti e tutte “speriamo”.

E’ vero, anche l’oggetto del nostro sperare è diverso da persona a persona, ma il fatto stesso di sperare, di desiderare, di sognare qualcosa, ci accomuna. La speranza è ciò che ci proietta verso il domani, è quella molla che ci spinge a non rimanere chiusi in un senso di impotenza davanti all’oggi quando quest’oggi parla di sofferenza, di disagio, di ingiustizia. La speranza è una spinta a guardare in modo diverso anche l’oggi.

Consentitemi di guardare e immaginare la speranza con gli occhi di uno dei protagonisti dei vangeli dell’infanzia. Voglio parlarne brevemente immaginando il punto di vista di qualcuno che è stato troppe volte relegato ad un ruolo marginale: Giuseppe.

Un uomo semplice, che a dispetto del periodo storico nel quale viveva, non aveva timore di considerare le donne qualcosa di più di un semplice oggetto. Aveva un sogno Giuseppe, sposare Maria e mettere su famiglia, vivere del suo lavoro veder crescere i figli, invecchiare insieme. Questa era la speranza per Giuseppe, il suo sogno che sembra infrangersi quando scopre che la sua promessa sposa è incinta: Maria era stata promessa sposa a Giuseppe e, prima che fossero venuti a stare insieme, si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe, suo marito, che era uomo giusto e non voleva esporla a infamia, si propose di lasciarla segretamente. (Mt. 1:18-19). Il racconto del vangelo di Matteo prosegue con la visita dell’angelo a Giuseppe. Da notare che in Matteo è Giuseppe che riceve in sogno la visita dell’angelo sia per l’annuncio della futura nascita di Gesù che per metterlo in guardia da Erode e consigliargli di fuggire in Egitto. Se nel Vangelo di Luca è Maria che assume il ruolo di esempio di fede per aver accettato il ruolo affidatole da Dio, qui in Matteo è Giuseppe che in nome della speranza decide di affrontare un cambiamento innanzitutto nel suo modo di pensare, mettendo da parte le regole imposte da una forma di religiosità dura. Accetta di riconoscere quel figlio che in realtà non è suo, sposa ugualmente Maria, anche se poteva ancora esserci lo spazio per un dubbio, che la donna da lui amata potesse averlo tradito, ma la grandezza di quest’uomo la possiamo riconoscere proprio in questo suo annullare qualsiasi forma di recriminazione o di vendetta. Per la speranza non più solo sua; non più per una speranza che poteva riguardare la sua vita, il suo futuro. Giuseppe si rende conto che lì era in gioco la speranza per l’intero popolo del quale anche lui faceva parte: Ella partorirà un figlio, e tu gli porrai nome Gesù, perché è lui che salverà il suo popolo dai loro peccati. (Mt. 1:21)

La visione della speranza si amplia e fa sì che prenda il sopravvento sul suo “senso dell’onore”, prende il sopravvento sulla sua paura. La fiducia che Giuseppe ripone in quella promessa che giunge da parte di Dio, lo porta ad accettare anche lui una missione che cambierà il destino del mondo.

Con la nascita di Gesù anche la speranza assume un nuovo senso e una nuova direzione. Non è più la speranza di pochi, ma di tutti e tutte. Non è più la speranza solo degli umili e dei minimi, di coloro che hanno buoni motivi per recriminare sulla loro condizione, ma diventa la speranza anche di coloro che pur essendo ricchi, pur possedendo potere, in realtà avvertono il vuoto nella loro vita. Con la nascita di quel bambino si concretizzano le promesse di Dio, ma nel farlo rivelano anche che l’interpretazione umana di quanto annunciato dai profeti, andava in una direzione diversa rispetto alla volontà del Signore. La speranza non riguarda più solo l’oggi e il qui, non copre al massimo il domani e l’immediatamente vicino a me, ma giunge anche al di là della vita stessa, al di là del mio tempo e del mio spazio. Paul Tillich, teologo protestante, ha affermato: Non è pensabile una speranza cristiana senza la speranza in una vita futura. Ed è questa speranza che ci ha portato Gesù Cristo, il Figlio di Dio. 1 Cor. 15:19 Se abbiamo sperato in Cristo per questa vita soltanto, noi siamo i più miseri fra tutti gli uomini.

Mi ricollego a quanto è stato detto la settimana scorsa dal past. Mayer durante l’incontro precedente: sin dalla nascita di Gesù abbiamo ben presente quale sarà il suo epilogo, ma questo in particolare secondo il racconto della nascita di Gesù che troviamo in Luca. Il legno della mangiatoria che accoglie il bambino alla sua nascita richiama il legno della croce che accoglierà Gesù nel suo morire, così come l’immagine dei pannolini nei quali viene avvolto sia nella sua nascita che nella sua morte.

Ma la speranza va anche al di là dello sperare in qualcosa sia per questa vita che per quella futura. La speranza fa parte di un sentimento che deve essere non solo presente in ogni cristiano e cristiana, ma deve essere vissuto. Nella 1 Corinzi, al capitolo 13 possiamo leggere: l’amore… crede ogni cosa, spera ogni cosa.

Nell’amore è la speranza.